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Omicidio nel Ragusano, convalidato il fermo di Lo Monaco: resta in carcere

Lo Monaco è formalmente indagato per omicidio volontario, detenzione e porto di arma clandestina con relativo munizionamento e ricettazione

Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo di Francesco Lo Monaco, 42 anni, e disposto la custodia cautelare in carcere.

Lo Monaco è formalmente indagato per omicidio volontario, detenzione e porto di arma clandestina con relativo munizionamento e ricettazione. Secondo le ipotesi accusatorie avrebbe colpito Angelo Ventura, 39 anni, con un colpo di fucile all’inguine.

Lo avrebbe poi lasciato la notte del 29 gennaio al pronto soccorso dell’ospedale Guzzardi di Vittoria; Ventura per la gravità delle ferite, nonostante un intervento di chirurgia vascolare, è morto la mattina del 30 gennaio. Assistito dal suo difensore, l’avvocato Matteo Anzalone del Foro di Ragusa, Lo Monaco ha risposto alle domande del gip fornendo la sua versione dei fatti.

Secondo la sua narrazione di quanto avvenuto, Angelo Ventura sarebbe andato a casa di Lo Monaco per provare un’arma che Ventura deteneva. I due erano amici. Sarebbe stato Ventura stesso a esplodere i colpi, nel terrazzo, e furono due; nello sparare il secondo, l’arma si sarebbe in qualche modo inceppata e la canna si sarebbe rivolta verso Ventura stesso.

Resosi conto della gravità della situazione occorsa all’amico, Lo Monaco sarebbe andato a svegliare un vicino di casa per chiedere aiuto e insieme avrebbero accompagnato Ventura in ospedale. Impaurito dalle conseguenze, per il suo essere gravato da numerosi precedenti, sarebbe poi tornato a casa. Il vicino di casa non risulterebbe indagato. Attraverso il suo legale, Lo Monaco si è consegnato alla polizia e ha consegnato anche arma, telefoni cellulari e i vestiti che indossava.

Già all’atto del fermo, si sarebbe sottoposto volontariamente allo “stub”, il tampone che raccoglie le tracce di esplosivo e che serve per verificare se chi si sottopone abbia utilizzato o meno un’arma. Stessa procedura è stata utilizzata per i vestiti indossati da Lo Monaco, materiale che è stato inviato al laboratorio della polizia scientifica di Roma. Secondo quanto riportato dal difensore, Lo Monaco sostiene che, per quanto con una dinamica particolare, si sia trattato di un incidente.

“La versione resa da Lo Monaco – sottolinea il difensore, l’avvocato Anzalone – apre degli interrogativi: se era reale l’intenzione di uccidere perché accompagnare la vittima in ospedale? Ancora, che senso avrebbe organizzare un agguato nella veranda di casa propria in modo da lasciare tracce ovunque? E infine perché chiedere aiuto a un soggetto terzo in modo da portare a conoscenza di quanto accaduto anche persone fino a quel momento estranee? Gli esiti dello stub, della perizia balistica e della autopsia potranno contribuire a fare chiarezza”.


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