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Auto rubate e “cavallo di ritorno”: dodici condanne

Nel corso dell'operazione furono effettuati i sequestri di alcuni magazzini e depositi in cui le auto venivano custodite durante le "trattative" con i proprietari

Il Gup del tribunale di Palermo Maria Cristina Sala ha condannato col rito abbreviato dodici imputati di un processo riguardante il furto e il riciclaggio di auto e nelle estorsioni ai proprietari, poi costretti a pagare per riavere le vetture rubate, il cosiddetto cavallo di ritorno. Il gruppo avrebbe operato nella zona dello Sperone; tra i colpevoli un funzionario della Motorizzazione civile, Luigi Costa, che ha avuto 4 anni ed era stato già condannato in un altro processo per fatti simili. Seguono Mauro Macaluso, che ha avuto 8 anni e 2 mesi; Mirko Lo Iacono 7 anni e 4 mesi; Maurizio Sammarco 7; Roberto Presti 6 e 10 mesi; Giuseppe Bambina e Salvatore D’Arpa 6 anni e 8 mesi ciascuno; Roberto Piazza 5 anni, 11 mesi e 10 giorni; Francesco Mandalà 4 anni, 9 mesi e 10 giorni; Emanuele Macaluso 4 anni, 5 mesi e 5 giorni; Marcello Sirchia 4 anni, un mese e 10 giorni; Samuele La Rosa 3 anni e 6 mesi. Secondo la ricostruzione del pm Alessandro Macaluso, gli imputati avrebbero chiesto tra i mille e i 2.500 euro per restituire le macchine ai proprietari.

Nel corso dell’operazione furono effettuati i sequestri di alcuni magazzini e depositi in cui le auto venivano custodite durante le “trattative” con i proprietari. Il reinserimento delle auto rubate nel circuito legale sarebbe stato reso possibile grazie all’alterazione dei dati identificativi dei telai e all’inserimento di numeri identici a quelli di altre auto non rubate ma che non circolavano più per via di gravi incidenti. Alla Motorizzazione invece, sempre allo scopo di reinserire le auto nel circuito legale, sarebbero state avallate modifiche nella destinazione d’uso dei mezzi, da autocarro ad autovettura, senza alcun controllo.


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