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Pomodoro riprodotto senza autorizzazione, assolto imprenditore

Dalle sentenze precedenti, l'impresa agricola ha sostenuto di averne ricevuto nocumento in termini di immagine e fiducia, con un calo nelle vendite che ora sarà oggetto

La Corte di Cassazione ha annullato in via definitiva la condanna nei confronti di Salvatore Dezio legale rappresentante dell’azienda agricola di Vittoria, nel Ragusano, “Dezio Salvatore e Giuseppe soc. sempl”. Dezio, difeso dall’avvocato Giuseppe Russotto, era stato condannato in primo e secondo grado per riproduzione abusiva con tecniche vietate di piantine di pomodoro di tipologia ‘Snack’ in assenza di documentazione. Era stato un esposto denuncia promosso dall’amministratore delegato dell’Aib (Anti-Infringement Bureau for Intellectual Property Rights in Plant Material, associazione internazionale di diritto che ha come obiettivo la lotta alla contraffazione nel settore delle sementi) a fare partire una serie di verifiche in diverse aziende.

Il 10 novembre del 2016, nell’azienda Dezio vennero prelevati 703 campioni di piantine in ragione di 30 per ogni 100.000, che vennero poi sottoposte ad analisi complesse. Dezio fornì le fatture del prodotto che riteneva di avere acquistato e che era pubblicizzato come varietà “Pakyta l’erede di Snack che resiste ai virus”. L’azienda agricola aveva “acquistato le piantine da terzi che a loro volta le avevano acquistate da una società vivaistica riconosciuta a livello nazionale – aveva ricordato l’avvocato Russotto nel ricorso promosso davanti alla Suprema Corte – per cui Dezio non poteva neanche supporre che fossero state illecitamente riprodotte”.

In primo grado di giudizio, Dezio era stato condannato a un anno di reclusione, 15.000 euro di multa, e al pagamento di 50.000 euro in favore dell’Aib e 50.000 euro in favore di Syngenta Crop protection AG, produttrice della varietà di semi contestata, sentenza confermata in secondo grado. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna, riconoscendo la mancanza dell’elemento soggettivo del dolo, in sostanza Dezio ha acquistato i semi da terzi in buona fede. Dalle sentenze precedenti, l’impresa agricola ha sostenuto di averne ricevuto nocumento in termini di immagine e fiducia, con un calo nelle vendite che ora sarà oggetto – dichiara l’avvocato Russotto – di richiesta di risarcimento danni ai soggetti che si erano costituiti parte civile.


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