Il gup del tribunale di Palermo Carmen Sallustro ha inflitto oltre 150 anni di carcere ai diciassette imputati del processo, celebrato in abbreviato, su un traffico di droga e sullo spaccio nelle piazze dei rioni palermitani del Cep, di Borgo Nuovo e Cruillas. A capo dell’organizzazione c’era, secondo l’accusa, rappresentata dai pm Bruno Brucoli e Luisa Vittoria Campanile, Salvatore Paolo Cintura, detto “u pacchiuni” (il grasso) o “Buddha”. Le pene vanno dai due fino ai 19 anni e 10 mesi di carcere proprio per Cintura. Il fratello di quest’ultimo, Giuseppe Cintura, ha avuto 11 anni e 6 mesi; Salvatore Giuliano, molto vicino al capo del clan, è stato condannato a 16 anni e 6 mesi; Mirko Cannariato a 12; 11 anni e 8 mesi a Salvatore Bevilacqua; 6 anni a testa per Giuseppe Di Francesco e Vincenzo Cannariato; 5 anni e 8 mesi a Giovanni Montagnino; 4 anni e 6 mesi ad Andrea Cintura. Poi le pene relativamente contenute: a Michele Patriziano 3 anni e 8 mesi; a Giuseppe Reina e Pierpaolo Davì 3 anni a testa; 2 anni e 8 mesi per Francesco Paolo Reina; 2 anni e 6 mesi per Bartolomeo Militello e Giuseppe Guttuso; 2 anni e 4 mesi per Giuseppe Oneri e 2 anni e 2 mesi per Girolamo Rao.
Il gruppo, oltre al traffico di droga, faceva estorsioni e si occupava anche della gestione illecita di rifiuti metallici (il lavoro ufficiale della famiglia Cintura), venduti tramite aziende compiacenti a ditte del settore edile e siderurgico. I proventi che arrivavano dagli stupefacenti erano stimati in circa 40 mila euro al mese, a cui si aggiungevano altri 50 mila euro dal mercato nero dei rottami.
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