“Emerge platealmente dalle immagini catturate dalla telecamera che ha immortalato il gruppo che, da un certo momento in poi, gli odierni imputati insieme al Parrinello mostrano tutti un atteggiamento di attesa, gravitando attorno alla vittima, senza assumere alcolici, senza parlare con nessun altro che non fosse del gruppo, confabulando tra di loro e lanciando occhiate alla vittima”. Tecnica di uno stupro, secondo i giudici che hanno condannato i sei imputati maggiorenni nel processo per la brutale violenza di gruppo del Foro Italico di Palermo: la vittima accerchiata e indotta a bere, scrive il collegio nelle motivazioni depositate oggi, i sette aspiranti al rapporto sessuale che invece si astengono dal bere e cercano il momento opportuno per portare la ragazza, all’epoca diciannovenne, in un luogo appartato quale il cantiere del Foro Italico in cui, nella notte fra il 6 e il 7 luglio 2023, furono consumati gli abusi.
Sempre dalla visione delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza, quelle del Comune in particolare, “si vede nitidamente la vittima”, mentre si dirigeva verso il cantiere abbandonato, “afflosciarsi improvvisamente all’indietro con le spalle e la testa”. La giovane “appare visibilmente non reattiva e risulta ondeggiare visibilmente a destra e a sinistra“. I suoi accompagnatori la sorreggono, evidentemente in maniera interessata, e in due nell’occasione le palpeggiarono “rudemente i seni”. I giudici, l’8 novembre, condannarono a sette anni ciascuno Angelo Flores, Elio Arnao, Christian Maronia e Gabriele Di Trapani; a 6 anni e 4 mesi Cristian Barone e a 4 anni Samuele La Grassa.
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